Cura paura del rifiuto Terni

Dottor Fabrizio De Angelis

La paura del rifiuto sta assumendo oggi i connotati di una vera e propria epidemia, soprattutto tra i giovanissimi.

Dove in passato si parlava di “fobia scolare”, disagio per cui i bambini e ragazzi si rifiutavano di andare a scuola soprattutto per paura delle prove scolastiche, oggi assistiamo sempre di più a ragazzi che stanno a casa perché si sentono rifiutati dai compagni. Si tratta spesso di ragazzi che vivono profonde insicurezze e che non hanno mai imparato come relazionarsi con i pari.

Non stiamo qua parlando si bullismo scolastico, bensì di situazioni in cui è il ragazzo stesso che si autoesclude dal gruppo come tentata soluzione per il suo sentirsi non accettato o inadeguato. Meccanismo che, una volta innescato, fa sì che il ragazzo finisca per essere effettivamente non cercato e ignorato. In questi casi, oltre ad affrontare terapeuticamente la paura del rifiuto, è anche necessario un intervento di tipo pedagogico, che guidi il ragazzo a sviluppare tutte quelle abilità sociali non ancora acquisite per relazionarsi efficacemente con i pari.

La paura del rifiuto non è, ovviamente, appannaggio solo dei giovanissimi e si ritrova a tutti i livelli e a tutte le età: può riguardare il timore di essere rifiutati se ci si espone sul piano sentimentale, ma anche esclusi dai colleghi nelle pause caffè, rifiutati perché poco attraenti sul piano fisico o perché poco interessanti su quello intellettuale. Anche in questo caso il sentire è molto variabile, e può riguardare qualsiasi tipo di insicurezza personale (“non sono abbastanza bello, intelligente, interessante, simpatico, colto…”). Le tentate soluzioni usualmente adottate da chi soffre di questa paura sono tre:

  • 1) Evitare le esposizioni: in termini generalizzati (evito di espormi a qualunque contatto sociale in cui possa sentirmi rifiutato) o parziali (per esempio, sono in grado di fare amicizia con tutti, ma evito di propormi in maniera seduttiva a qualcuno che mi piace).
     
  • 2) Sforzarsi: questa tentata soluzione è tipica di chi, pur temendo il rifiuto, non lo vive come ineluttabile e quindi prova a combattere per cercare di evitarlo, finendo però solo per confermare la propria inadeguatezza. Difatti, sforzarsi per apparire simpatici o a proprio agio quando si sta vivendo un momento di disagio, al pari di sforzarsi di dire la cosa giusta o di essere brillanti, finisce, paradossalmente, per inibire ancora di più le abilità relazionali di chi si sforza, producendo spesso una vera e propria “paralisi” delle risorse.
     
  • 3) Difendersi preventivamente: è la tentata soluzione tipica di chi è così sicuro di venir rifiutato che si difende ancora prima che il rifiuto altrui possa scattare. La difesa preventiva è un meccanismo particolarmente subdolo poiché innesca una “profezia che si a autorealizza”, facendo avverare effettivamente lo scenario temuto. È il caso, ad esempio, della ragazza insicura sul piano estetico che si difende esibendo al ragazzo che le piace tutte le sue qualità intellettuali, finendo per risultare poco gradevole e venire quindi rifiutata. Nei casi più estremi questa tentata soluzione assume la forma del “rifiutare per non essere rifiutati”, come nei casi dei ragazzini che si autoescludono e finiscono per essere effettivamente emarginati nella classe o di chi si iscrive a un corso per conoscere persone, ma poi rimane quasi sempre in disparte e viene quindi ignorato.

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psicoterapeuta ufficiale cts

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